Costa Amalfitana
Promontorio di Palinuro
Tramonto a Palinuro
Arco Naturale

Walt Disney


Biografia di Walt Disney, nonchè mia personale tesina di 5° superiore

 


Il 5 Dicembre del 1901, nasce a Chicago il quarto figlio di Elias Disney e Flora Call. Dopo Herbert, Raymond e Roy è Walter Elias Disney Junior a venire al mondo. Due anni dopo viene alla luce Ruth Flora Disney. Poco dopo la sua nascita, la famiglia si trasferisce a Marceline, nel Missouri, in una piccola fattoria adibita alla coltivazione di frutta e all’allevamento. La famiglia Disney si trasferì per il semplice motivo che Elias Disney si era indebitato con diverse congregazioni, poiché aveva un gusto decisamente profano per le gioie terrene, come saloon, bordelli, wisky, e poker.

La vita nella fattoria non fù per niente facile, e nell’autunno 1909 Herbert e Raymond Disney partirono asfissiati dalla vita di campagna. La loro partenza appesantì ulteriormente il carico di lavoro sulle spalle dei due fratelli più piccoli, che erano spesso puniti con frusta e cinghiate.

Nei pochi attimi di svago che rimanevano Walt si divertiva con carbone e carta igienica ad abbozzare i graziosi animali della fattoria. A soli 8 anni Walt cominciava ad esternare il suo genio. Nell’inverno 1909 Elias Disney si ammalò di una febbre tifoide e di polmonite; questo lo convinse a vendere la fattoria e a trasferirsi con la famiglia a Kansas City, dove ottenne in appalto la consegna di alcuni quotidiani. Roy e Walt continuavano a prendere parte alla vita lavorativa del padre alzandosi alle 3 e mezza del mattino per consegnare i giornali ed essere puntuali a scuola. Compiuti 18 anni Roy decise di andarsene, e rimasto da solo imparò a difendersi dalle percosse del padre. I soldi che guadagnava venivano spesi in materiale da disegno, e Walt si interessava a spettacoli teatrali e al cinema di Charly Chaplin.

Passarono gli anni e nel 1918 Walt andò a Chicago a trovare il fratello Roy che nel frattempo si era arruolato. Walt rimase talmente affascinato che tornato a casa decise di arruolarsi anche lui, così fece richiesta agli uffici comunali di Chicago del suo certificato di nascita. Gli fù risposto che non possedevano alcun documento di nascita a nome Walt Diseny in data 5 Dicembre 1901.

Il certificato di nascita di Walt non fu mai trovato, e ciò turbò profondamente per sempre la sua vita; il timore di essere figlio illegittimo lo accompagnò per tutta la sua esistenza rafforzando enormemente il suo sentimento di estraneità e diffidenza nei confronti di un padre violento.

Lasciò casa sua per tornarci un anno dopo, solo per informare il padre che non sarebbe diventato parte attiva dell’industria di famiglia per poter invece seguire la carriera di disegnatore pubblicitario a Kansas City.

Grazie all’aiuto del fratello Roy, Walt trovò lavoro nello Studio Pressman-Rubin, e qui conobbe Ubbe Iwerks, futuro socio della sua scalata al successo. Purtroppo dopo solo un mese vennero entrambi licenziati per “mancanza di talento”, e questo spinse ancor di più i 2 artisti a rischiare in un’impresa folle: nasceva la Iwerks-Disney Commercial Artists. Dopo diversi alti e bassi l’impresa fù lasciata in stand-by, poiché sia Walt che Ub avevano trovato lavoro presso la Kansas City Ad che si occupava di animazione.

Qui Walt ottenne in prestito dalla società una vecchia cinepresa con la quale fece degli esperimenti in un garage, diventanto esperto della stop-action: ovvero scattando un fotogramma alla volta, e spostando man mano leggermente le sagome si riusciva a dare l’illusione del movimento. Dopo poco tempo Walt e Ub si sentirono in grado di fare concorrenza alla Kansas City Ad e fusero quel che era rimasto della Iwerks-Disney Commercial Artists con una nuova ditta chiamata “Laugh-O-Grams”; qui si diede prova di grande inventiva e di capacità narrativa inventanto la serie delle Alice Comedies (in cui Disney mise una bimba vera in un mondo creato sui tavoli da disegno). Per ottenere questi successi Walt e Ub riuscirono a trovare un distributore nella Universal. Margaret Winkler. Le cose funzionarono bene finchè la Winkler non si sposò; a quel punto il nuovo marito, Charles Mintz, ritenne opportuno ridurre i pagamenti e trattare tutti con pugno di ferro. Ub e Walt abbandonarono quindi la “Laugh-O-Grams” e si trasferirono a Hollywood, dove Mintz continuava ad avere il controllo su tutto il lavoro degli studi Disney, e convinse Walt ad’abbandonare il personaggio di Alice per concentrarsi su un personaggio tutto nuovo che avrebbe dovuto soffiare una ventata di novità sugli Studios.

Nacque così “Oswald the Lucky Rabbit” (“Oswald, il coniglio fortunato”).
Nel frattempo sia Roy che Walt avevano trovato moglie e si erano sposati. Roy si era sposato con Edna il 7 Aprile del 1925, successivamente il 25 Luglio, Walt sposò Lillian Bounds.

Allo scadere del contratto con Mintz nel Febbraio del 1928, Walt e Lillian si recarono a New York per il rinnovo, e qui Mintz annunciò che avrebbe fatto una sola offerta. A partire da subito l’anticipo per cortometraggio sarebbe sceso da 2250.00 $ a 1800.00 $. Se non accettava l’unica alternativa sarebbe stata assumere il controllo di ogni ulteriore produzione dei film di Oswald. Walt era sconvolto, ma per non fallire si ritrovò costretto ad’accettare l’offerta di Mintz, che presupponeva inoltre la realizzazione di altri short prima della sua conclusione. Disney tornava a casa da New York con l’amaro in bocca, ma non si perse d’animo, e la leggenda narra che mentre si trovava sul treno che lo riportava a Hollywood fu folgorato dall’idea di un nuovo personaggio ispirato a un vero topo che si aggirava molto tempo prima nel suo ufficio di Kansas City ai tempi della “Laugh-O-Grams”. Avendo così deciso di creare un nuovo personaggio, per salvare gli Studio, ispirato a quel topo, disse a Lillian che pensava di chiamarlo Mortimer (…); Lillian propose invece Mickey, affermando che Mortimer suonava troppo sdolcinato. Arrivato ad Hollywood anche Ub si mise a lavorare sul topo e insieme scoprirono che con pochi tratti di penna, cambiando la forma delle orecchie di Oswald e arrotondando quella degli occhi nasceva un nuovo personaggio. Topolino. Solo a quel punto Walt si rese conto di come sarebbe stato facile tornare in possesso di Oswald dopo che gli era stato rubato. Solo 20 anni dopo Walt ammise in pubblico di non aver mai materialmente “disegnato” Topolino.

Grazie al pagamento degli ultimi Oswald, riuscì a disporre di un capitale di 30.000 $ che investì mettendo in cantiere 3 cortometraggi di Topolino. Il primo “Plane Crazy” non ebbe molto successo, sebbene fosse stato compiuto un vero e proprio miracolo per la realizzazione; infatti Ub era riuscito a realizzare fino a 700 disegni al giorno. Successivamente venne ideato e realizzato “Steamboat Willie”, con la grande novità del sonoro. Il 18 Novembre del 1928 al Colony Theater di New York era previsto un film di guerra, al termine un piccolo short animato avrebbe concluso la serata. Fu un successo straordinario, e i giornali ne riportarono la notizia in prima pagina. MICKEY MOUSE SPEAK!

Il nuovo distributore dei film Disney, e colui che aveva finanziato la grande prima di Topolino era Pat Powers. Grazie a lui, all'amico di sempre Ub, e a Carl Stalling, che si occupava delle musiche degli short, si riesumarono ben due cartoni nati muti (il "Plane Crazy" già citato e "Galopping Gaucho" creato sperando di venderlo al posto del primo) e li si riempì di musica. Al pubblico piacquero. Inoltre si produssero altri cartoon del topo, nacque addirittura una serie nuova, quella delle leggendarie "Silly Simphonies” (Sinfonie frivole). L’idea era di realizzare cartoon accompagnati da musica e con il minor dialogo possibile, in modo che potessero essere venduti in tutto il mondo. Protagonisti della prima “SIlly Symphony”, The Skeleton Dance (La danza degli scheletri). Una volta finito il nuovo cortometraggio, Disney, lo proiettò a sospresa in una famosa sala di Hollywood. Fù un successo strepitoso. Le Silly Symphoniespotevano avere lo stesso successo di Topolino. Powers fece subito un accordo con Walt per distribuire questa nuova serie.

Ben presto però Walt cominciò a temere che il suo distributore potesse tenere due serie di libri contabili, poiché le cifre non corrispondevano agli incassi del botteghino. I fratellio Disney decisero allora di andare ad affrontare Powers direttamente di persona. Walt avrebbe posto fine al loro accordo. Powers replicò estraendo dalla giacca un telegramma in cui Iwerks dichiarava la sua intenzione di lasciare lo studio Disney per aprirne uno suo. Ub sarebbe stato coperto finanziariamente da Powers, che garantiva la distribuzione in cambio dell’impegno a usare il sistema sonoro Cinephone. Dopo poco Roy informò Walt che Iwerks aveva telefonato per dare le dimissioni. Se ne sarebbe andato e avrebbe ceduto la sua quota della società per tremila dollari circa, da pagarsi subito e in contanti. Powers si era preoccupato di cercare il punto debole di Disney.

Walt si ritrovava senza più un distributore, fù per questo che dovette soggiornare più a lungo del previsto a New York, per rifare il giro dei vertici degli studi più importanti; Il 7 Febbraio 1930 Walt concluse un affare importante con il suo nuovo distributore ufficiale: Harry Cohn, presidente della Columbia Pictures. L’accordo prevedeva che sarebbero stati pagati settemila dollari anticipati per ogni cartoon (quasi il tripo di ciò che pagava Powers), lasciano a Walt tutti i diritti su Topolino. Il periodo successivo all’abbandono di Ub fù molto critico per Walt che si sfogava su tranquillanti e alcool. Dormiva poco e lavorava molto, e ad aggiungersi ai problemi fisici c’erano anche i problemi economici, che rendevano Walt nervoso e instabile. La carenza di denaro esigeva un’immediata soluzione, altrimenti la bancarotta sarebbe stata inevitabile.

La salvezza arrivò nel modo più inaspettato. Un ricco commerciante newyorkese chiese a Disney l’autorizzazione di usare le immagini di Topolino e Minni, su giocattoli, libri e indumenti. Dal momento in cui comparvero sul mercato andarono a ruba. Venne pubblicato “The Mickey Mouse Book, un libretto di sedici pagine che comprendeva giochi, disegni, una canzone e una storia originale, e nel 1932 i club di Topolino avevano più di un milione di soci nei soli Stati Uniti, e nuovi club si aprivano ogni giorno. Più tardi fu stipulato un contratto per vendere i coni gelato Topolino: il primo mese che furono messi sul mercato, ne vennero venduti dieci milioni.

Sul finire del 1933 Walt decise di modernizzare Topolino. Il suo primo Topolino era stato infatti disegnato combinando cerchi e cilindri; Walt desiderava creare un nuovo Mickey, i cui tratti assomigliassero a quelli di un neonato. Fece diventare il personaggio più complesso, senza togliere nulla alla sua ingenuità iniziale. La faccia acquistò una gamma di espressioni di espressioni più ampia, soprattutto negli occhi, mentre i suoi movimenti diventarono sofisticati. Walt voleva però anche modifiche psicologiche: voleva che fosse meno smaliziato e dispettoso, ma più buono e infantile, e che in generale si comportasse in modo più gentile e meno aggressivo. Disney voleva preparare a Topolino una rinascita in grande stile, incarnando gli elementi essenziali della propria infanzia in una creatura compiuta e animata, che il mondo intero potesse trovare non solo buffa, ma anche degna di amore. Questa trasformazione avrebbe assunto proporzioni gigantesche, e sarebbe stata ripetuta più volte per tutti i personaggi più importanti, in modo da rifelettere nei dettagli i suoi mutamenti interiori: da bambino povero, anonimo e vittima della violenza, ad artista di successo amato dal mondo intero.

Spesso Walt amava dire che mangiava, dormiva e respirava disegni animati: un’affermazione che acquistò un significato più profondo quando una notte si svegliò verso le due, scese dal letto e scarabocchiò un appunto. Era stato svegliato dai suoi sogni: sul pezzo di carta aveva scrito “i tre porcellini”.

Dato che la fiaba di Grimm è essenzialmente didattica, e che a determinare la sorte è la tempra del carattere, Disney capì che doveva trovare una maniera di esprimere visivamente la morale: non voleva tre personaggi identici per enfatizzare il senso drammatico, ma tre individui diversi per approfondirlo. Con I tre porcellini, l’animazione di Disney acquistò una prospettiva emotiva.
Per far capire ai suoi dipendenti cosa aveva in mente, di tanto in tanto Disney recitava le nuove scene per i tre porcellini. Diventava letteralmente il Lupo Ezechiele, curvo, minaccioso in avanti mentre si apprestava a spazzar via a forza di soffi al acasa del primo porcellino; calandosi poi di colpo nel personaggio del porcellino che trameva di paura mentre cercava di tenere chiusa la porta. Per tre volte passava dal lupo ai porcellini, modificando sempre la rappresentazione di questi ultimi con un movimento delle ciglia o un guizzo del corpo: e si faceva piccolo, si allungava, rideva, gemeva e pregava, finchè il terzo porcellino non riusciva a sconfiggere eroicamente il lupo.

Walt desiderava che i tre porcellini cantassero mentre costruivano le loro case, ma disponendo come sempre di poco denaro Walt domandò a due dei suoi sceneggiatori di inventari qualcosa. Il risultato fù “Who’s Afraid of the big Bad Wolf” (“Chi ha paura del lupo cattivo”), una canzone che salì direttamente in vetta alle classifiche del momento.

La popolarità di qust’ultimo cortometraggio superò ogni previsione, compresa quella di Walt. Il suo ottimistico invito al coraggio di fronte al precipitare degli eventi toccava una corda assai sensibile nel pubblico americano durante l’era della depressione. La richiesta del pubblico era così grande che si ebbero dei problemi a stampare abbastanza copie da rifornire tutte le sale del paese che l’avevano prenotato.

Un piccolo pettegolezzo riguarda che dopo la prima dei “tre porcellini”, Lillian aveva annunciato a Walt di essere incinta. Il 19 Dicembre 1933 Lillian diede alla luice una bambina, Diane Marie. Quando Lillian e la figlia furono pronte a lasciare l’ospedale, Walt fece una sorpresa portandole davanti alla nuova casa, che dominava lo Studio dalle vicine colline di Los Feliz. La nuova abitazione sembrò a Lillian il posto ideale dove crescere la bambina.

Per celebrare la nascita di Diane, Walt dichiarò che da quel momento gli orfani di tutto il mondo avrebbero potuto entrare gratuitamente il giorno della prima di ogni suo nuovo film.

All’inizio del 1935 Walt aveva terminato lo schema della sceneggiatura e il piano di produzione del suo primo lungometraggio d’animazione, “Snow White and the seven Dwarfs” (“Biancaneve e i sette nani”). Mentre gli animatori erano entusiasti del progetto, Roy avanzava forti riserve a causa dell’enorme investimento di tempo e di denaro che il film avrebbe richiesto.
Non era un segreto per nessuno che le finanze dell’azienda oscillassero come un fuscello al vento. Spesso correva voce di una chiusura imminente. Tutti tirarono un respiro di sollievo quando Disney, irondato dai dipendenti annunciò ufficialmente l’inizio della lavorazione di Biancaneve. Dopo uno scroscio di applausi entusiasti, Walt decise di recitare tutta la storia, mimando ogni personaggio: la ragazza, i sette nani che lei “adotta”, la regina malvagia ossessionata dalla bellezza, il suo tranello con la mela avvelenata, l’arrivo del Principe Azzurro. Ancora una volta Disney lasciò meravigliati i collaboratori per l’abilità con cui passava da una personificazione all’altra.

I mesi passavano e oltre i costi di producione, l’azienda doveva pagare salari per un milione di dollari: lo staff, nel frattempo, era cresciuto a millecehntocinquanta dipendenti, e bisognava anche ingrandire i locali per farceli stare dentro. In un momento di particolare depressione Walt disse a Roy che avrebbero dovuto cambiare il titolo da Biancaneve a Frankenstein, visto che il mostro uccideva il suo creatore.

Rosenberg, il nuovo distribuore di Walt, chiese di vedere ciò che era stato realizzato fino a quel momento. Rosenberg si dichiarò subito disposto a riaprire i prestiti, dicendo che un film del genere avrebbe fatto soldi a palate.
Questo periodo fù veramente critico per Walt che preferiva il divano del suo ufficio al letto coniugale, anche perché casa sua era occupata da una produzione di altro genere: l’arrivo di una seconda figlia, Sharon Mae, il 31 Dicembre 1936. Per Walt era impossibile dedicare uguale attenzione alla nuova figlia e a quella immaginaria, Biancaneve: e presto rese chiara la sua scelta, restando via di casa a volte per giorni interi.

Nel 1937 mancava poco alla realizzazione del film, ma gli stress erano tanti e Roy, preoccupato che il fratello ricadesse in un altro esaurimento nervoso, cercò di allontanarlo dal lavoro, e lo convinse a recarsi in Europa in vacanza-lavoro, dove ci sarebbe stata l’opportunità straordinaria di promuovere Biancaneve in tutto il mondo. Walt accettò di andare oltre oceano. In tutta l’Europa Disney venne accolto da folle enormi che lo acclamarono. L’adulazione delle masse servì a calmargli i nervi.

Ogni volta che la comitiva si spostava, il nome di Walt Diseny appariva a lettere giganti sui padiglioni eretti in suo onore. La stampa europea dichiarò Disney il più grande regista americano dai tempi di Chaplin. In Inghilterra Disney pranzò con la famiglia reale e incontrò H. G. Wells. A Roma gli furono concesse udienze private sia dal Papa sia da Mussolini. A Parigi la Società delle Nazioni lo premiò con una medaglia speciale, che Walt accettò usando la voce di Topolino.
Il 21 Dicembre 1937 il film era finito, e ci fù la prima mondiale ufficiale di “Biancaneve e i sette nani”. Fin dalla prima, Biancaneve riempì le sale ed entusiasmò la critica. Il New York Times scrisse che era uno dei dieci film migliori dell’anno. Il critico del New York Herald Tribune confermò:


“Dopo aver visto Bancaneve per la terza volta, sono più certo che mai che si tratta di uno dei pochi grandi capolavori mai visti sullo schermo… una di quelle rare opere di ispirato magistero artistico che letteralmente incantano lo spettatore… un’esperienza memorabile che tocca il profnod dell’anima”.


Nel 1938, per la seconda volta, l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences onorò Disney di un premio speciale: un Oscar di grandezza normale, circondato da sette più piccoli. La motivazione sottolineava: “L’importante innovazione tecnica che aveva aperto un orizzonte nuovo e affascinante a tutta l’animazione”.

Biancaneve venne doppiato in 10 lingue e distribuito in 46 paesi. Il pubblico straniero reagì con lo stesso entusiasmo di quello americano.
Il suo successo spinse Disney a cominciare la lavorazione di altri tre lungometraggi: Pinocchio, Bambi e Fantasia. Sapendo che perognuno ci volevano almeno tre anni, ne fece iniziare la produzione quasi contemporaneamente, in modo che alla fine uscisse un nuovo lungometraggio d’animazione ogni anno.
Tutti i giornali del paese continuavano a voler intervistare Disney. Con la cautela di sempre, Walt faceva concentrare l’interesse della stampa sul proprio lavoro, per proteggere la facciata immacolata della propria persona pubblica da ogni macchia di realtà.

Era una strategia che aveva sempre funzionato a meraviglia. Tutti bevvero la notizia che, durante la lavorazione di Biancaneve, Lillian aveva dato alla lucerna seconda figlia. Al di fuori dei parenti, pochi avevano avuto contatti diretti con Lillian e quindi non avrebbero potuto mai sapere che non aveva messo al mondo una bambina. In realtà non era mai stata neanche incinta. L’intera storia non era che una menzogna per nascondere che la nuova figlia di Disney era stata adottata. Lillian durante la lavorazione di Biancaneve, aveva minacciato il divorzio a meno che il marito non acconsentisse ad adottare un bambino. L’atto di adozione intensificò le sue paure infantile di essere stato adottato segretamente, e l’insistenza della moglie nel far finta che la bambina fosse veramente loro non fece che aggravare le cose.

Nell’autunno 1939 venne ufficialmente inaugurata la nuova sede di Burbank. A Walt piaceva chiamarla “la casa costruita da Biancaneve”, e la considerava sia un segno del proprio successo si un regalo per ricompensare i suoi mille e più dipendenti. In un comunicato stampa per l’inaugurazione del nuovo Studio, Disney colse l’occasione per esprimere in terza persona –come preferica quando scriveva di sé- la convinzione che Burbank fosse la fucina creativa ideale, dove lavoratori e dirigenti potessero coesistere nell’entusiasmo e nell’armonia. Parlando con un giornalista di un’agenzia stampa si espresse in questi termini sul loro benessere:


"I lavoratori faticano una vita intera per realizzarsi e mettere da parte dei soldi, e quando finalmente ci riescono, le loro condizioni fisiche sono tali che non possono goderne. La mia ambizione…è di organizzare la mia azienda in modo tale che tutto coloro che lavorano con me possano godere la vita mentre faticano e risparmiano per i momenti brutti."


Poco dopo che l’intervista fù diffusa su tutti i quotidiani della nazione, i due fratteli più anziani di Walt, nessuno dei quali si faceva vivo da anni, improvvisamente andarono a trovarlo: Roy li paragonò a “mosche sul miele”.
Walt nel 1938 invitò i genitori a trasferirsi ad Hollywood in una casa che aveva comprato appositamente per loro. Invitò inoltre sua madre ad assisetere almeno a una proiezione privata di Biancaneve. Ma non essendo mai stata al cinema, Flora temeva di non resistere a un film così lungo. Allora Walt le fece vedere “Willie del vaporetto”. Dopo la proiezione le chiese cosa ne pensasse, e rimase allibito quando lei gli disse che Topolino –che aveva doppiato lui stesso- aveva una voce troppo da bambina. Walt aveva appena dato il via a un nuovo cortometraggio di Topolino, The Sorcerer’s Apprentice (L’apprendista stregone), che sarebbe diventato un segmento di Fantasia: l’unico film, dall’evvento del sonoro, in cui il piccolo topo non pronuncia una sola parola.

Il 29 Novembre 1938, fù trovata morta Flora Call Disney; alla notizia della morte della madre, Walt sopraffatto dal dolore si chiuse in ufficio senza voler vedere nessuno. Il cordoglio di Walt fù aggravato dal senso di colpa, quando l’autopsia stabilì che Flora era stata asfissiata dal gas di un boiler difettoso: e questo nella casa che suo figlio aveva scelto per lei.

Le circostanze reali non furono mai davvero chiarite. Dopo essere stata succube per tanti anni di un marito instabile e arido, la madre di Walt era crollata in uno stato di depressione sempre più acuta, che il recente trasloco poteva aver aggravato.

Disney era sopraffatto da un forte senso di colpa e da rabbia, rabbia di essere stato abbandonato, questa volta per sempre. La prima cosa che fece fù quella di rielavorare Pinocchio. Ordinò di buttare via quasi tutto il materiale già pronto per eliminare dalla storia ogni riferimento alla moglie di Geppetto: sottolineando invece il desiderio del burattino di diventare un figlio in carne e ossa per il gentile vecchietto che l’aveva creato.

All’inizio del 1940, poco prima che iniziasse la lavorazione, Walt aveva saputo che Ub Iwerks aveva perso la lunga battaglia per mantenere in vita il suo Studio d’animazione indipendente, malgrado i discreti successi. Dopo poco Walt offrì a Iwerks la direzione per lo sviluppo di nuove teniche. Iwerks accettò. Il suo primo incarico fu il perfezionamento della multiplane camera, un procedimento grazie al quale si potevano sovrapporre e fotografare i lucidi su piani diversi per creare l’illusione della profondità di campo: una tecnica che sarebbe stata decisiva per lo stil visivo di Pinocchio. Tra Ub e Walt non rinacque mai più un’amicizia.
La lavorazione per Pinocchio stava diventanto complicata e molto dispendiosa:
“Eravamo vicino a Natale, tutti quei mesi avevamo lavorato ogni notte ed eravamo assolutamente sfiniti. Era estenuante, ci stavamo ammazzando per finire quel film, quand’ecco che la porta si apre ed entra Walt, serissimo con un cappello in testa, che spinge un carrello della lavanderia. Mi ricordo che non disse nulla: si mise solo in fondo alla fila. Il carrello era pieno di di regali lussuosamente impacchettati: Walt non fece gli auguri a nessuno. Non disse una parola. Distribuì i regali e uscì. Non si può immaginare quello che fece al nostro morale”.

Pinocchio uscì nel Febbraio 1940: il suo costo finale era di oltre 3 milioni di dollari, lo rendeva il film d’aniamzione più costoso che mai fosse stato realizzato. Il solo impiego della multiplane camera perfezionata da Iwerks aveva alzato notevolmente il budget.

La partenza fu un po’ infelice, ma il film piacque ai critici. Sul New Republic il film fu definito: “una delizia da lasciarti con il fiato sospeso…sono stati superati tutti i limiti del cinema d’azione”, “un’opera di puto genio, fantastica e assolutamente perfetta”. Pinocchio finì col diventare il secondo campione di incassi della stagione, piazzandosi alle spalle di Via col vento.

Il 13 Novembre 1940 uscì anche "Fantasia" e fu il disastro totale! Tutto ciò che a Disney pareva geniale durante la lavorazione non piaque nè al pubblico nè alla critica.

In "Fantasia" erano presenti un mare di effetti speciali, un'orchestra sinfonica, un migliaio di persone che ci avevano lavorato. Uno sproposito in termini economici. In più Disney aveva voluto e ottenuto dai suoi tecnici (Ub in testa) un innovativo sistema sonoro. Suono stereofonico. Fantasia era il rogo funebre dei sogni di Disney, dalle cui ceneri si sarebbe elevato un incubo di tremenda vendetta.

All’inizio del 1941 venne a mancare il padre Elias.

Nel 1942 l’uscita di “Bambi” si era rilevata un’altra grave delusione al botteghino. Come era già successo con Fantasia, il film non era riuscito a recuperare i costi. Realizzato a poca distanza dalla morte di entrambi i genitori, Bambi suggerisce, da parte di Disney, un desiderio malinconico di tornare alla propria infanzia, per ritrovare gli animali che per primi avevano fatto sbocciare il suo amore per l’arte. Il fuco che distrugge la foresta di Bambi non è altro che l’astioso riconoscimento dell’impossibilità di recuperare questo Eden.

Una mattina del 1948 mentra andava sul trenino che si era fatto costruire appositamente nel giardino di casa cercò di mettere a fuoco un’idea a cui pensava, in modo più o meno vago da molti anni: un luogo dove i bambini potessero giocare, i grandi tornare bambini, dove tutto fosse pulito e perfetto. Tutto questo era già nei suoi film, ma non era possibile creare un posto così? Negli anni '50 Disney cedette alle lusinghe della TV, che aveva sempre respinto, per finanziare quell'idea. Nel 1955 aprì finalmente "Disneyland" ad Anaheim in California. La più grande fonte di guadagno degli studi fin dalla sua nascita.

Nel 1950 uscì “Cenerentola”: la santità della famiglia, cementata da una moralità incorllabile, veniva minacciata da crudeli parenti adottivi, e riscattata da una fata-madrina.

Il 31 Dicembre del 1954 Disney si trovava nel suo ufficio. La vigilia di capodanno era un momento buono per fare dei bilanci. Dal 1923 più di un miliardo di persone, un terzo della popolazione mondiale, aveva pagato il biglietto per vedere almeno uno dei seicentocinquantasette film prodotti dallo Studio, in una delle quattordici lingue in cui erano stati doppiati. In trentasei paesi erano stati venduti centotrenta milioni di fumetti. Partiture e dischi avevano allietato molte famiglie fruttando duecentocinquantamila dollari.
Nel
1955, alcuni mesi prima dell'apertura ufficiale del parco di Disneyland, esordisce in TV con lo stesso nome un appuntamento settimanale, presentato dallo stesso Walt Disney, in cui venivano presentati i cartoni animati con i suoi personaggi per protagonisti.

Proprio come poi venne diviso il parco, anche il programma presentava delle aree tematiche: Adverntureland, Frontierland, Fantasyland e Tomorrowland.

L'obiettivo di Disney, però, era quello di creare un parco dei divertimenti:
“Ho sempre cercato di immaginare un posto dove portare le mie due figlie nei pomeriggi del sabato e della domenica, ma un posto dove però potevo divertirmi anch'io!”

diceva Walt nel 1960, commentando quel sogno che coltivava sin dagli anni Trenta e che vide divenire realtà il 17 luglio del 1955, quando il parco Disneyland, il primo di una lunga serie, aprì i battenti in un ex-campo di arance di Anaheim, a 40 chilometri da Los Angeles.

L'edificio più importante del parco, quello centrale e immancabile in qualsiasi altro parco Disney da lì in poi, era il Castello della Bella Addormentata, pensato per l'omonimo lungometraggio al quale, contemporaneamente alla progettazione e costruzione del parco, stava lavorando lo Studio.

Parte poi proprio in quegli anni la consuetudine di usare Tinker Bell (
Trilli o Campanellino in Italia) per dare il benvenuto ai visitatori del parco.
Inoltre l'editore del tempo, la Western, decise di sfruttare l'evento chiedendo ai propri cartoonist di realizzare storie ambientate nell'area di Disneyland: generalmente queste avventure erano una delle rare occasioni in cui i personaggi di
Topolinia e Paperopoli si incontravano tra loro, ma anche con personaggi normalmente utilizzati per i corti e i lungometraggi.

Il 1959 è l'anno de
"La Bella Addormentata nel Bosco", un insieme fascinoso di elementi classici quali re, regine, principi, principesse, fate, streghe e draghi. Uno dei personaggi cattivi più affascinanti di tutta la storia Disney, un'entusiasmante sequenza finale, animazioni ormai perfette, ottimi momenti musicali tratti dichiaratamente da Tchaikowsky.

Ad ogni modo un film costosissimo e poca gente interessata a vederlo.
Disney ormai non seguiva più con troppa attenzione le produzioni animate, gli interessava di più occuparsi di Disneyland dato che non era mai terminata. Un film non si può toccare una volta uscito nelle sale, un parco, invece si lascia continuamente modificare, si possono aggiungere o togliere attrazioni in ogni momento. C'è sempre da fare.

In questi anni Walt è finalmente ricco. Lui non aveva mai cercato la ricchezza, ma una oculata gestione dei guadagni del parco si tramutò in denaro sonante.
Walt cominciava a credersi quasi di troppo. Lo Studio che aveva creato dal nulla con Ub e Roy non aveva più bisogno di lui. Il parco era il suo divertimento, ma il lavoro a cui aveva dedicato la vita era un altro.
Gli Studi produssero film che a Walt non piacevano e che invece guadagnavano.

"La Carica dei 101" e
"La Spada Nella Roccia" erano a detta di Walt solo abbozzi, i disegni erano troppo semplici, ma uscirono così. E piacquero.
Walt sentiva il bisogno di dimostrare a chi aveva seguito i film degli esordi che lui era ancora Walt Disney, sentiva il bisogno di creare qualcosa che conquistasse le nuove generazioni. Sentiva il bisogno di dimostrare a sè stesso chi era.

A quel tempo era in corso una lunga trattativa con Pamela Lyndon Travers, autrice di una serie di libri per l'infanzia con protagonista una tata volante...
Walt tornò a dirigere tutti gli stadi produttivi con un entusiasmo che non provava da anni. Mise parola sulla sceneggiatura, sul cast, sulle musiche, persino sugli arredamenti che sarebbero apparsi nel film. Stava nascendo
"Mary Poppins", una cartolina del mondo di Walt.

Fu Walt stesso a pretendere che la magica governante avesse il volto di Julie Andrews. La Andrews in un primo momento rifiutò preferendo il ruolo di Eliza Dolittle in "My Fair Lady". Il caso volle che quella parte venisse invece affidata, a sorpresa, a Audrey Hepburn. Julie Andrews divenne allora Mary Poppins.
Secondo alcuni, in questo film c'è tanto di Disney, delle sue emozioni, dei suoi ricordi. Ma quello che interessa al pubblico dei fan di Walt è che "Mary Poppins" fu non solo un grande successo, ma il più grande successo che la Disney avesse mai conosciuto. Tutto quello che Disney intendeva dimostrare con questo film, lo dimostrò. Era sempre lui, era sempre grande.

"Mary Poppins" uscì il 28 Ottobre 1964. L'anno seguente si mise in produzione un film d'animazione tratto dal romanzo di Rudyard Kipling "Il Libro della Giungla". Disney non lo seguì granchè, di nuovo tornò a pensare che il suo Studio, ormai, camminava da solo. Tornò all'idea dei parchi a tema pensando di crearne un secondo ad Orlando in Florida e ne pose in effetti le basi, ma il tempo stringeva. Purtroppo.

Nel 1965 si cominciò a lavorare al "Libro della Giungla" e al parco di "Walt Disney World". Disney presenziava ancora con piacere alle cerimonie che si organizzavano in suo onore, ma ormai erano per lui una fatica enorme. Il fisico era debilitato. Nel 1966 una serie di esami rivelò la presenza di noduli nei polmoni. Il 7 Novembre Walt Disney venne ricoverato al Saint Joseph Hospital, che si trova proprio davanti ai suoi Studios. Gli venne asportato un polmone. Non si poteva fare di più.

Walt tornò a casa, ma a fine mese un grave malore lo riportò in ospedale. Dalla sua stanza poteva vedere gli edifici della "Walt Disney Production", il centro del suo impero. Roy Disney aveva dato disposizioni perché si lasciassero le luci accese di notte, così che Walt vedesse il simbolo di tutta la sua vita. Si fece così anche la sera del 14 Dicembre. La mattina del 15 Dicembre 1966, un collasso cardiocircolatorio pose fine alle sofferenze e ai sogni di Walter Elias Disney Junior, in arte Walt Disney.

Il mondo aveva perso il suo zio preferito. Nel corso della sua vita, Walt aveva accumulato oltre settecento tra premi, onorificenze, titoli onorari (tra cui 29 Oscar, 4 Emmy, la medaglia delle libertà del presidente degli Stati Uniti, la legione d’onore francese), tutti in riconoscimento del suo straordinario contributo al mondo el cinema. I suoi disegni animati avrebbero continuato a divertire bambini di tutte le età e con le avventure di un piccolo topo, della sua “fidanzata”, di un papero irascibile, e di decine di altri personaggi indimenticabili.

La notizia arrivò sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo, e subito cominciarono a giungere gli omaggi. Su ordine del Governatore uscente Edmund G. Brown, le bandiere vennero issate a mezz’asta. Brown rilasciò anche una dichiarazione: “Sentirò la mancanza di Walt Disney. Il nostro stato, la nostra Nazione e il mondo intero hanno perso un grande, amatissimo artista”. Ronald Reagan disse: “Non ci sono parole per esprimere il mio dolore. Il mondo è diventato più povero”. Alla televisione francese Maurice Chevalier, in lacrime, dichiarò che la morte di Disney era “un disastro per tutto il mondo del cinema”. I capi di stato di una dozzina di Paesi mandarono le loro condoglianze allo Studio. Samuel Goldwyn dichiarò: “Ho perso un grande amico. Il mondo ha perso un grande uomo. Ma, a guardar bene, Walt Diseny non è morto, perché vivrà in eterno attraverso la sua opera”. Richard Zanuch disse: “Nessun elogio funebre e nessun monumento sarà pari al ricordo che Walt Disney ha lasciato nei cuori e nelle menti dei milioni che lo hanno amato”. Julie Andrews disse di essere “profondamente sconvolta e addolorata” dalla scomparsa di Disney. A Parigi, dove era stato acclamato come uno dei geni del cinema, un giornale scrisse: “Tutti i bambini del mondo sono in lacrime”.


Walt era scomparso. Ci ha fatto ridere, ci ha fatto piangere, e la vera magia è che riesce ancora adesso a darci delle emozioni.

alt img