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Li Wei e Weng Fen

Li Wei

BIOGRAFIA:

Li Wei è nato in Cina, nella provincia dell'Hubei, nel 1970. Nel 1993 si è trasferito per studiare a Pechino dove tuttora vive e lavora. Tra le principali mostre a cui ha preso parte: "Between Past and future. New Photography and Video from China" (ICP, New York 2004), "Officina Asia" (Galleria Arte Moderna, Bologna, 2004), "Out of the Red" (Spazio Consolo, Milano 2003) e "The Second Pingyao International Photography Festival" (Pingyao, China, 2002) Da segnalare anche le sue presenze alla Biennale di Praga del 2003 e di Shanghai del 2000.

COMMENTO:

Commento personale: Li Wei secondo il mio punto di vista è un fotografo molto strano e stravagante che possiede una forte originalità; mi piace come strutture le sue fotografie, e come utilizza il suo corpo per trasmettere particolari sensazioni. Lo vedo un fotografo folle, che si immedesima in situazioni che sono quasi assurde. Tutto ciò inoltre lo fa senza il particolare aiuto del computer e dei programmi di fotoritocco, ma lo fa utilizzando principalmente la sua forza fisica, dei manichini, dei fantocci attaccati a dei fili, oppure utilizzando gli specchi, e impalcature. Il bello di lui è quindi il fatto che sperimenta la vita, e non si omologa assolutamente ad altri comuni fotografi. Il fatto di vedere la vita dal suo punto di vista può essere molto positivo in quanto lui cerca di dare una visione della vita che è completamente diversa e stravolta da quella che vediamo noi comunemente tutti i giorni.


Weng Fen
COMMENTO:

secondo il mio punto di vista anche questo fotografo, Weng Fen, è un personaggio particolare, che incuriosisce. Infatti lui è molto schematico e ripetitivo, i suoi soggetti sono quasi sempre gli stessi, così come le loro posizioni. Secondo Weng Fen “tutte queste somiglianze e ripetizioni mi fanno pensare che la realtà deve essere falsa, che le percezioni sensoriali siano ambigue”. Infatti secondo lui soggetti di questo tipo si trasformano in un filtro tra lo spettatore e il paesaggio. Questo fotografo mi affascina molto in quanto pensa che il vero soggetto importante della fotografia non sia il paesaggio, ma chi guarda il paesaggio. Siamo quasi invitati ad immedesimarci nei personaggi ripresi, e siamo quasi invitati a pensare che quello che vediamo nella fotografia non è un mondo reale, non è un mondo da vivere, ma solo da vedere. Non è un particolare da sottovalutare secondo me, in quanto si rischia di cadere sempre nella mediocrità, mentre questo è il metodo che secondo me cerca di far vedere oltre quello che si può vedere, e cerca di pensare oltre a quello che invece, un mondo ormai banale, pensa.